Intervista a Doña Maria

LO SCIAMANESIMO DEL DESERTO
Intervista-colloquio con Doña Maria
(di A. Faustini e S. Ging)
(4/1/2013)

DOMANDA: Cosa può trovare una persona che inizia a fare con lei un cammino di sciamanesimo?
DOÑA MARIA: Può trovare una chiara visione di se stessa: conforme a realtà. Noi abbiamo un’idea di noi stessi erronea. Ci identifichiamo in ciò che crediamo di essere e vediamo la realtà attraverso il nostro retaggio educativo, culturale, religioso, sociale, attraverso le nostre memorie, i ricordi e i traumi che ci confondono e ci limitano. Quindi quello che vediamo e che viviamo non è conforme a realtà ma è una continua proiezione di quanto ci portiamo appresso. È come se indossassimo un paio di occhiali appannati che alterano la visione di ciò che ci circonda. La via dello sciamanesimo offre una chiara visione di ciò che è effettivamente l’essere umano. 
L’essere umano non è l’educazione che ha ricevuto, non è il suo pensiero e non è le sue emozioni… L’essere umano fa parte di un “tutt’uno”. Quando realizziamo l'unità dentro di noi ecco che inizia la non-identificazione, si prende contatto con se stessi e con gli elementi che ci circondano.

DOMANDA: Perché dice “si inizia”…vuol dire che è un processo lungo?
DOÑA MARIA: La natura non fa salti. Se dovessimo avere una chiara visione di tutte le nostre ombre non potremmo reggere. È impossibile! La visione del lato oscuro è indispensabile per poter evolvere, ma avviene per gradi. Prendendone coscienza, imparando a vederlo, si è poi in grado – con infinito amore – di trasformarlo e di trovare così la via d’uscita dalla propria gabbietta mentale che ci si costruisce da soli.

DOMANDA: Sto pensando ad una pratica di autoconoscenza femminile. È un metodo messo a punto da donne che cercavano la propria libertà – sto confrontando nella mia mente lo sciamanesimo di cui ci sta parlando con questo metodo. Nella pratica di autoconoscenza femminile le donne si siedono in cerchio e parlano. Parlando vedono la gabbia della propria prigione interiore e quindi iniziano a mettere in atto dei cambiamenti per liberarsi. Apparentemente questo sembra simile a quello che ha raccontato fino ad ora. C’è una differenza secondo lei? Cosa fa lo sciamanesimo di diverso? Usa mezzi diversi? 
DOÑA MARIA: Si tratta di capire di cosa stiamo parlando quando usiamo la parola “autoconoscenza”. Nello sciamanesimo l’autoconoscenza femminile (o maschile, è uguale anche se qui stiamo parlando delle donne) cura la donna e la conduce alla propria energia vitale, alla propria radice. La donna si riappropria così nuovamente del potere della radice. 

DOMANDA: Che cosa intende per radice?
DOÑA MARIA: La radice è quella conoscenza che ogni essere umano ha a livello inconscio. La radice è il sentire. Non il sentire delle emozioni o delle costruzioni mentali, ma il sentire autentico del cuore, senza proiezioni e senza aspettativa. Quindi riconnettersi alla natura, alla radice, porta a uno stato di coscienza nuovo: lo stato dell’Essere. Quando ci riappropriamo della radice, della radice autentica tutto segue come naturale conseguenza: la trasformazione, la coscienza, il fare, le relazioni… 

DOMANDA: Dalla mia esperienza, frequentando gruppi di autoconoscenza femminile, vedo tante affinità con il percorso sciamanico che lei propone. Il cammino dell’autoconoscenza femminile non è solo un approccio intellettuale, si dà ascolto anche al corpo, alla sessualità, al piacere, alle relazioni. Questo metodo ha cercato di portare coscienza su tutti i piani possibili, ma quello che lo sciamanesimo propone lo vedo come un ulteriore salto, difficile da esprimere a parole. E’ come se lo sciamanesimo avesse un’ulteriore chiave. La radice, di cui ha parlato poco fa, attraverso questi o altri cammini di autoconoscenza si arriva a conoscerla, si inizia a vederla, però riappropriarsene talvolta risulta molto difficile, mentre lo sciamanesimo sembra avere una chiave d’accesso diversa…

DOÑA MARIA: La chiave dello sciamanesimo è il cuore (il sentimento, la creatività, la bellezza, l’amore per il bello…) che dopo, solo come conseguenza, riporta il tutto a livello cosciente. Lo sciamanesimo è una pratica che si perde nella notte dei tempi. Le religioni sono nate tutte dallo sciamanesimo. All’inizio lo sciamano, la sciamana, erano uomini e donne connessi con la natura, la cui vita era scandita dai tempi della natura. La via dello sciamanesimo era più un modo di vivere che una pratica come la intendiamo noi.

DOMANDA: Si può dire quindi che lo sciamanesimo si pone ad un livello spirituale, mentre le donne che fanno autoconoscenza si muovono nel politico. Sono due livelli o linguaggi che apparentemente sono diversi. Le une dicono “facciamo politica”…la polis, la città, “a noi interessa il tessuto sociale, le relazioni tra le persone per la libertà in questa società e quindi facciamo la politica delle donne”. Lo sciamanesimo cura l’anima cura il corpo e fa ritornare in contatto le persone con la radice e quindi con la propria energia vitale…
DOÑA MARIA: Esatto

DOMANDA: …E quindi le due cose sembrano apparentemente diverse …una donna che fa politica o lavora nel sociale può dire: “a me non interessa un percorso spirituale o un percorso sciamanico che non mi risuona…”
DOÑA MARIA: Noi abbiamo un concetto erroneo di quello che è lo sciamanesimo. Le pratiche che lo sciamano fa non riguardano necessariamente la persona che si mette in cammino per ritrovare la propria radice. L’equivoco sta nel fatto che vogliamo incasellare lo sciamanesimo in una religione, ma lo sciamanesimo non è una religione. Il compito dello sciamano è di reintegrare la persona con la natura quindi, se una donna è attiva in politica facendo un percorso sciamanico può continuare a fare ciò che fa e migliorare la sua azione nel mondo.

DOMANDA: In che modo la nostra libertà dipende dal nostro contatto con la nostra energia? Cos’è l’energia? Cos’è la sessualità? 
DOÑA MARIA: L’energia generalmente si sente quando ci si innamora. Quando si entra in contatto con una persona che ci fa vibrare, iniziamo a vibrare e sentiamo l’energia. Ma questa energia, che percepiamo nell’esperienza dell’innamoramento e nell’incontro con l’altro, dovrebbe sentirsi in ogni momento della vita.

DOMANDA: Come mai perché non è così? Ed è possibile che sia così?
DOÑA MARIA: Non è così perché veniamo da un retaggio culturale in cui il nostro sentire energetico è stato castrato sin dall’inizio. Se noi andiamo a vedere le fasi naturali della crescita di un essere umano troviamo che il bambino, intorno all’anno e mezzo o due anni, inizia a giocare con i suoi genitali. Ma cosa succede? Gli adulti che vivono con il bambino, nella maggior parte dei casi dicono: “Non si fa”. Il bambino, che gioca con i suoi genitali e viene rimproverato, dice: “Ma come? A me piace tanto giocare con i mei genitali, però mi dicono di non farlo?”. Già qui arriva il primo no, la prima castrazione e la prima negazione sul suo sentire: una cosa che gli dà profondamente piacere gli viene negata. Poi, nella fase dell’adolescenza, inizia a scoprire e a relazionarsi con i suoi simili. È il tempo dell’amicizia – l’amico/a del cuore – del confronto con l’altro, che gli assomiglia. E qui cosa succede? Avviene uno scambio di omosessualità in maniera molto naturale perché è quello che conosce meglio. Crescendo ancora inizia a porsi in relazione con l’altro sesso. Se anche questa fase viene vissuta in maniera armonica, cos’è che sperimenta attraverso l’innamoramento? Attraverso l’esperienza sessuale? Sperimenta l’energia. Passata questa fase comprende che la sua realizzazione non è nell’altro, ma che l’altro lo riporta continuatamente a se stesso. Continuando poi nella propria ricerca accade una cosa bellissima: che l’esperienza con l’altro lo ha riportato a se stesso e inizia la sua ricerca personale verso l’integrazione del suo essere e prenderà coscienza che l’energia la può sentire sempre; non solo in relazione ad un altro essere umano. Questa sarebbe la naturale evoluzione che, se fosse rispettata, porterebbe l’essere umano a relazionarsi in maniera corretta anche dal punto di vista sessuale.

DOMANDA: Quindi la libertà di una donna è direttamente proporzionale alla sua connessione con la propria energia?
DOÑA MARIA: Si, nel modo più assoluto.

DOMANDA: Quindi può essere limitante cercare la propria libertà fuori da se o nella società, finché non c’è la libertà di attingere a questa fonte a questa sorgente, che è propria?
DOÑA MARIA: Esatto. È dentro ad ognuno.

DOMANDA: In che modo lo sciamanesimo può aiutare a riconnettersi con la propria energia?
DOÑA MARIA: Lo sciamanesimo opera attraverso la consapevolezza. Quando la donna comprende che non è quello che le hanno insegnato, che non è i suoi pensieri, le sue emozioni ma fa esperienza dal punto di vista energetico - perché bisogna esperire - diventa consapevole della propria sorgente vitale. È qui la forza dello sciamanesimo, perché ti fa fare esperienza di questo: della totalità del tuo essere. Quando fai esperienza di questo, ecco che hai in mano la chiave e anche la forza per poter uscire dalla tua gabbietta… Perché tu sai, hai sperimentato sul tuo corpo e quindi sei di nuovo connesso alla radice.

DOMANDA: Senza questa presa di coscienza fisica, nel corpo, una donna può pensare che la propria libertà dipenda da un altro, da un uomo, da un’altra donna, o da qualcun altro di esterno. Quindi questa scoperta non è teorica, non è mentale…
DOÑA MARIA: L’energia è nel corpo, non è nella mente, non è che penso all’energia. No! L’energia devo poterla sentire!

DOMANDA: Possiamo dire quindi che non si è in grado di sentire la propria energia perché non se n’è mai fatta esperienza?
DOÑA MARIA: No, non è che non se n’è mai fatta esperienza. Tu hai il ricordo di te, la tua memoria corporea si ricorda e quindi, quello che fa lo sciamanesimo è di riportarti a quella memoria.

DOMANDA: Per un uomo è qualcosa di diverso? L’energia maschile è diversa da quella femminile?
DOÑA MARIA: L’energia è una ma si manifesta in corpi diversi. Il cammino è uguale e anche per l’uomo passa attraverso il corpo. Lo spirito passa attraverso il corpo. Noi pensiamo che l’uomo sia strutturato diversamente dalla donna, e noi donne abbiamo dato all’uomo un potere pazzesco. Crediamo che senza l’uomo non possiamo vivere, che l’uomo sia il pilastro della società. In realtà i pilastri sono le donne e l’uomo attinge, attraverso la donna, all’energia.

DOMANDA: Può spiegare meglio questo concetto?
DOÑA MARIA: Nella nostra società moltissimi uomini sono orgasmo-dipendenti. Ogni volta che un uomo si relaziona sessualmente con una donna, nell’orgasmo si ricongiunge all'Unità. Nel momento lì in cui ha l’orgasmo avviene un black-out della mente e sperimenta la non-identificazione, il vuoto della mente, un vuoto che dura pochissimo. Ecco perché l’uomo è attratto dal sesso, perché in esso può vivere un brevissimo stato di grazia. L’uomo, attraverso la donna, attinge energia. La donna, questa energia la detiene, mentre l’uomo eiaculando perde energia e per produrre di nuovo il seme necessita di tempo. Quindi è l’energia femminile che nutre quella maschile.

DOMANDA: È possibile che ad una donna venga sottratta l’energia se la donna non la conosce e quindi può esserci un furto energetico?
DOÑA MARIA: Tutte le relazioni che non sono consapevoli e si basano sul dare e avere, o sull’uso e consumo…sono tutte relazioni in cui viene messo in atto un furto energetico, perché sono relazioni non consapevoli, quindi sono relazioni totalmente egoiche. Questo però non dipende dal genere di appartenenza.

DOMANDA: Può spiegare cosa intente quando parla del vuoto della mente?
DOÑA MARIA: …il vuoto non è vuoto. È uno stato di coscienza, è presenza.

DOMANDA: Cosa può fare una persona per coltivarlo?
DOÑA MARIA: La presenza, il continuo infinito presente, essere presente attimo dopo attimo. Nella mente dell’essere umano regna una grande confusione e una costante separazione. Esso, o è protratto verso il passato o verso il futuro mentre non è mai realmente presente a se stesso. L’energia, la vita, la consapevolezza si trova nel momento presente, non nel passato.

DOMANDA: Ai suoi praticanti di sciamanesimo insegna anche questo?
DOÑA MARIA: Sì, nel “cammino rosso” si apprende la presenza. Quando si fanno i percorsi intensivi nel deserto del Messico non puoi non essere presente a te stesso con tutti i serpenti a sonagli che ci sono in giro…

DOMANDA: Non ci saranno solo quelli?
DOÑA MARIA: No, non ci sono solo quelli, certo! Però aiutano a rimanere presenti.

DOMANDA: Cos’è il “cammino rosso”?
DOÑA MARIA: Il cammino della vita è il “cammino rosso”, del sangue, della passione. Il “cammino rosso” è un cammino guerriero. Del guerriero interiore, il guerriero spirituale. Ma per fare un cammino di consapevolezza e di conversione dell’ego bisogna essere guerrieri. Quindi ogni persona che inizia un cammino di autoconoscenza e di conversione dell’ego, profondamente è un grande guerriero o guerriera.